La passione

Poesia di Liliana Valentini

Non affilai le spade
di idee e conoscenza
per sgomberare scale
e salire a piani alti.

(Stavo bene accolta
in ricchezza d'affetto,
con voli di fantasia.)

Solo per proteggere
nel castello dell'io,
i miei dolci sonni
di principessa di sogni.

Da sguardi sospesi,
tra percezioni, norme
e fede di ideali,
incontrai l'assurdo.

Ma non mi tradirono
le favole o idee.
Fu proprio e sempre
la grande passione.


Commento

di Nicola Ghezzani

L'antefatto

Una testimonianza in forma di poesia.

La poesia che qui pubblichiamo è nata al seguito di uno scambio tra me e Liliana sulla pagina di FaceBook intitolata all'ASIP. Riporto lo scambio intercorso fra noi.

Liliana: A pagina 103 di “La logica dell'ansia” di Nicola Ghezzani si dice che secondo P. D. MacLean la conoscenza presuppone un filtraggio dei centri emotivi, a livello del paleoencefalo. Io ho il libro “Intelligenza emotiva” di Daniel Goleman e mi pare che sia impostato su questa tesi. Magari lo ripasso…

Nicola: Sì, Liliana, il cervello è costruito a questo modo. C'è un cuore profondo che sente il mondo attraverso le emozioni, e un tetto — la corteccia cerebrale — che copre questo cuore, e che ha la funzione di conoscere il mondo mediante apprendimento. Quindi accade spesso che il tetto opprima il cuore. Fuori di metafora: accade che ciò che apprendiamo sia distonico, disarmonico, con ciò che sentiamo sotto pelle. Se siamo molto ricchi in entrambe le dimensioni i conflitti possono essere molto intensi.

A questo scambio di idee è seguita la pubblicazione da parte di Liliana della poesia, chiosata in coda da questo suo commento:

Liliana: In fondo, l'entusiasmo a voler credere, è difficile dire quanto ci derivi da un fondamento del nostro modo di essere passionale e quanto invece sia risultato di un processo di formazione.

Quindi un nuovo, rapido scambio di battute.

Nicola: È nella natura della passione il fatto che possa sfuggirci di mano (che si patisca appunto, che la si subisca). Proprio per questo il fascino sta tutto nel fare della passione una formazione. Trasformare la spinta in una volontà.

Liliana: È un po' come se dovessi fare il Lancillotto di me stessa? Oppure come uno scultore, che toglie via, secondo una visione interiore? Come un Potatore di piante, che fronda… Forse è meglio dire come un Giardiniere, che deve togliere e prendere, conservare. Ma, si sente che leggo molto i suoi libri?

Nicola: Mi piace l'immagine dello scultore… Amo Michelangelo, che diceva che la scultura è arte del togliere. O anche Henry Moore. Anche l'immagine del potare mi piace. La passione è quando pensiamo di esserci dati delle regole adeguate e invece dobbiamo sconvolgerle di nuovo e adeguarci a un altro livello… Ancora in alto, come dici tu, o ancora in basso, come dice Baudelaire. Se riusciamo a “capire” questo impulso possiamo anche “guidarlo” in modo faccia pochi morti, solo quelli giusti.

Il commento

Voglio ora spiegare meglio il mio punto di vista sulla poesia di Liliana, in modo da chiarire anche come e perché funziona dentro di noi questa dinamica mentale che chiamiamo creatività (poetica, nel caso della nostra amica).

Un grande edificio, come il castello interiore di Teresa d'Avila o il castello di Franz Kafka, questo lo sfondo psichico in cui Liliana ci conduce. È l'immagine di un mondo interiore, nel quale pullulano le presenze — in forma di fantasmi affettivi — del mondo esteriore, ma evacuate, rimaste solo nella forma di pensieri e preoccupazioni più o meno responsabili.

Siamo introdotti così in una singolare percezione di “maestà”. Sono signora di un castello, sembra dire la poetessa. Ma non ne sono del tutto padrona. Come Psiche nella casa di Eros devo muovermi con cautela, non devo ferire nessuno: questo castello è mio, l'ho scoperto esplorando le trame delle parole e le tracce dei simboli; eppure non è mio, ne sono solo ospite, ho regole da rispettare.

Non affilai le spade
di idee e conoscenza
per sgomberare scale
e salire a piani alti.
(Stavo bene accolta
in ricchezza d'affetto,
con voli di fantasia.)
Solo per proteggere,
nel castello dell'io,
i miei dolci sonni
di principessa di sogni.

La poetessa fa qui un'importante ammissione. Ella sa di vivere sospesa tra un “basso” e un “alto”, di cui avverte la presenza, di cui forse conosce anche l'architettura. Ma non ha fatto scempio degli affetti — dice — per salire a quei piani; ha preferito vivere “in ricchezza d'affetto”, sollevandosi in alto solo “con voli di fantasia”. Perché l'uso del pensiero in forma di fantasia le avrebbe consentito di continuare a vivere in quel castello, ma protetta dalla “tentazione” di salire più in alto. Di salire verso la conoscenza (come Psiche con Eros) e verso l'etica (come Dante nel Paradiso). In alto, l'aria rarefatta fa i pensieri più netti e più pericolosi. La fantasia consente di dissimulare la conoscenza, di smorzare la violenza dell'etica.

L'“alto” di Liliana non è un “alto” sociale — anche se può esservene il sentore, la tentazione (si intuisce il desiderio rabbioso di essere fra coloro che contano e che si sono posti in alto, al di sopra degli altri; ma s'avverte anche chiaro il rifiuto della logica castale). L'“alto” di Liliana è in realtà un “alto” di natura morale. Una moralità integra e assoluta. Lassù in alto, dove si arriva facendo strage delle banalità del quotidiano (che però coincidono con la sua essenza: gli affetti, il senso, la vita comune), i pensieri si intuiscono spietati, feroci:

Da sguardi sospesi,
tra percezioni, norme
e fede di ideali,
incontrai l'assurdo.

Tutto può essere trasgredito. Tutto può essere sovvertito, se si ha il coraggio di essere soggetti di pensiero, dunque di guardare in alto, se si ha il coraggio di passeggiare in luoghi solitari, dove siamo giunti solo noi, dove gli altri non ci hanno seguito. Lassù si può incontrare l'assurdo, la negazione del senso affettivo quotidiano.

Ma non mi tradirono
le favole o idee.
Fu proprio e sempre
la grande passione.

E tuttavia a questa seduzione del non-senso, o per meglio dire, del contro-senso, non si può sfuggire. Non lo può soprattutto l'individuo sensibile, la cui sensibilità invita ad una volizione etica contraria all'ordine vigente, se quell'ordine tradisce e altera ciò che si intuisce essere natura umana universale e destino individuale.

Questa volizione etica fuori del controllo della coscienza (fuori delle norme acquisite) e passione. Che sia passione d'amore o passione artistica, morale, civile, comunitaria poco conta: la passione è sempre un movimento privato rivoluzionario.

Non sono le favole della composizione fantastica o poetica e nemmeno la teoresi delle idee — lo sciorinarsi quieto e noioso dell'ovvio e del produttivo — è la passione, la “grande passione”, l'impeto erotico creativo, a spingere la mente affascinata del suo stesso potere sempre più in là, lontano da ciò che dà senso, norma, stabilità, rischiando talvolta la salute, sia fisica che mentale.

Ma non è proprio questa la scommessa dell'individuo creativo? Essere fonte di analisi, di critica e di sintesi: generatore di una selezione nei valori (selezione memetica, come la chiamo in [1]). Selezione necessaria perché l'ordine del senso acquisti una funzione sempre più umana rispetto a quella già raggiunta; perché l'ordine del senso sia sempre meno un sistema inconscio e sempre più oggetto dinamico nella riflessione di chi lo pensa e, interferendo con esso, lo modella.


Bibliografia
1. Ghezzani N., La logica dell'ansia, Franco Angeli, Milano, 2008.
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