Psicomemetica

Un nuovo termine, una nuova scienza

di Nicola Ghezzani

Le scienze si incrociano di continuo e dai loro mutui scambi nascono nuovi concetti e nuove discipline. La memetica è una scienza nata per intero dalla mente di Richard Dawkins, che ha supposto l'esistenza di una unità di trasmissione culturale basata sulla pura imitazione, e l'ha denominata meme, dal greco mimesis che rimanda appunto all'imitare.

A onor del vero — a dimostrazione che le idee non nascono dagli uomini bensì negli uomini, per una sorta di partenogenesi — occorre notare che il concetto di meme era stato già intuito da un altro studioso. Lo studioso in questione è il linguista Kenneth Pike che elaborò il concetto di behavioureme, termine con il quale intendeva descrivere l'unità minima di comportamento (behaviour, appunto) individuabile e circoscrivibile ai fini di un'analisi. L'intuizione del meme era già posta, ma non possiamo sapere se Dawkins, nel momento in cui parlò del suo meme, fosse a conoscenza dell'analoga idea sviluppata da Pike o se, invece, abbia generato la sua idea in un'atmosfera culturale simile, che ne rendeva possibile il concepimento.

La genialità di Dawkins consistette nel pensare il meme in analogia con il gene, l'unità minima di trasmissione dell'informazione genetica, quindi, coerentemente, di vederla sottoposta a un processo di mutazione e selezione. In sostanza, egli ibridò la semiologia con l'evoluzionismo darwiniano.

Secondo Dawkins, così come i geni perdurano o vengono eliminati nel corso della loro deriva storica da organismo a organismo (sulla base del fatto che rendono quell'organismo più o meno adatto alla realtà, quindi più o meno in grado di sopravvivere), così anche i memi sono stili di comportamenti che possono o no essere imitati, quindi sopravvivere attraverso la storia umana. I memi sono parti di identità culturali (quindi anche di identità psicologiche) memorabili o meno, quindi tali da essere diffusi e sopravvivere oppure no.

Partanto, un campo di studio molto fertile ma ancora poco indagato è quello che studia le relazioni fra l'influsso memetico e la psiche individuale.

Nell'ambito della psicologia struttural-dialettica (che inserisce lo studio della psiche individuale nel campo epistemologico delineato dalla storia sociale), una feconda ipotesi relativa al rapporto fra memi e psiche individuale è quella che ho presentato di recente in [1]. Nel libro identifico i valori sociali e in genere le idee con i memi, affermando fra l'altro:

Nel corso dell'evoluzione l'uomo ha dovuto apprendere a effettuare una valutazione selettiva dei valori, perché la sola sensibilità, in assenza di capacità riflessive, si limitava a interiorizzare differenti modelli, producendo in tal modo un paesaggio sociale e mentale saturo di messaggi contraddittori, che impedivano l'azione individuale coerente e che andavano pertanto risolti. Queste entità culturali possiamo chiamarle tanto idee o valori, quanto memi.
([1], p. 124)

Secondo l'ipotesi da me avanzata, la base dell'imitazione e della replicazione memetica è la sensibilità. La crescente necessità imitativa Intesa come fattore evoluzionistico ha selezionato individui umani dotati di empatia quindi sensibili. L'eccesso empatico-imitativo, tuttavia, è tale da indurre nella psiche individuale e quindi nella cultura conflitti memetici che l'evoluzione umana va ulteriormente risolvendo mediante la comparsa di individui umani abili nell'attitudine soggettiva alla riflessività e alla introversione. Questi individui sono quelli che io chiamo empatico-riflessivi — non necessariamente introversi. Mediante la riflessione e, spesso, l'introversione, il conflitto memetico avviene in modo sempre più consapevole, quindi co-adattato.

Questa ipotesi si allaccia al concetto di processo di individuazione di Carl Gustav Jung. Secondo Jung, il processo di individuazione fa sì che ogni individuo sviluppi il proprio Sé, che potrebbe essere inteso sia come complesso di archetipi sia come complesso di memi. La differenza fra la mia e quella junghiana consiste nel grado di materialismo scientifico dell'ipotesi. Nella teoria junghiana gli archetipi hanno una esistenza di tipo plotiniano, una sorta di vita propria. Nella mia ipotesi, i memi sono entità non diverse dai cristalli — sono strutture costanti nel tempo — e vengono selezionate dall'azione culturale. La vita di cui dispongono è quella che gli uomini prestano loro.

Il rapporto tra psicologia e memetica potrebbe essere definito Psicomemetica. Ovvio che auspico la nascita di questa strana scienza, essendo i tempi maturi per lo studio dell'evoluzione culturale al di fuori del pregiudizio ideologico di parte e con gli stessi strumenti (p. es. analisi statistica) adottati dal moderno evoluzionismo. La psicologia struttural-dialettica è nella migliore posizione per esserne una delle forze ispiratrici.


Bibliografia
1. Ghezzani N., La logica dell'ansia, Franco Angeli, Milano, 2008.
2. Wikipedia, voce Meme, consultata a luglio 2009.
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