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Integrazione sociale (bisogno di)

La prima volta che mi sono imbattuto nel termine “bisogno di integrazione sociale” fu alla fine degli anni 70, allorché lessi il secondo volume del trattato “Filosofia e pedagogia nella storia della civiltà” [1] di Ludovico Geymonat e Renato Tisato. Dopo Dewey e Kilpatrick mi imbattei in Carleton Wosley Washburne. Il pedagogista americano parlava di bisogni fondamentali; a questo proposito, dopo una breve digressione sulla sua vita e le sue opere, il testo riportava questa frase: secondo Washburne

I bisogni fondamentali dell’uomo sono tre:

  1. il bisogno di auto-espressione;
  2. il bisogno di sicurezza;
  3. il bisogno di integrazione sociale.

Il soddisfacimento di questi bisogni, concepiti in maniera lata, costituisce il fine della vita, la vita stessa.
([1] p. 441)

Nell’ottica di Washburne, che segue da vicino le teorie “progressiste” di John Dewey, la psiche umana necessita dell’intreccio di questi bisogni e in particolare tra quello di auto-espressione e quello di integrazione sociale.
Continua ancora il testo:

La scuola tradizionale, con i suoi compiti formali e consuetudinari e con la sua disciplina, basata sul silenzio, sull’immobilità e sull’obbedienza passiva, ostacola l’auto-espressione. Ignorando le differenze di abilità, di esperienza e di maturità dei ragazzi, disapprovando e respingendo coloro che non collimano con un rigido, precostituito criterio di valutazione, essa mina la sicurezza. Infine, col non consentire lo scambio e l’aiuto reciproco, ostacola l’integrazione sociale e scoraggia la pratica del civismo.

Mi colpì, nella concezione di Washburne riferita da Geymonat e Tisato, l’uso del termine marxiano “bisogno” e la visione di un complesso gioco dialettico fra i bisogni. Mi parve che l’ipotesi di un bisogno integrazione sociale fosse inconfutabile (confermato com’era dagli studi di René Spitz o di Margaret Mahler) e che il bisogno di auto-espressione potesse essere ricondotto nell’alvo più esteso della fase di separazione—individuazione di Margaret Mahler e ancor più nel concetto esistenziale di processo di individuazione come lo aveva descritto Jung, laddove il terzo bisogno citato, quello di sicurezza (sottointeso: personale), fosse null’altro che una componente del bisogno di individuazione.
Mi parve dunque legittimo pensare che la dialettica dei bisogni potesse essere ridotta a qualla fra un bisogno di integrazione sociale e un bisogno di individuazione.
Agli inizi degli anni 80 i due bisogni — fondamento della Psicoterapia dialettica — vennero infine concettualizzati.


Bibliografia
1. Geymonat L., Tisato R., Filosofia e pedagogia nella storia della civiltà, Garzanti, Torino, 1977.
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